Tratto da “Intervista con la storia” di Oriana Fallaci.
Adattamento intervista a Lucia Bosè del 1965.
Oriana Fallaci: Guardatela mentre mi parla, fiera come una regina, circondata dai suoi tre figli, in attesa del quarto figlio che teme di perdere se non sta immobile: un figlio è sacro, merita ogni sacrificio, anche l’immobilità che a lei pesa più d’un cappotto di piombo. Siede sulla poltrona di vimini, ora ammantata di rosso nell’ampia vestaglia che comprò da Dior, ora fasciata di giallo di verde di azzurro, la spugna che comprò a Portofino: al di là di quel viso che sembra scolpito nel legno, da indiana, quei capelli che sembrano pennellate di nero, da indiana, è l’immagine stessa della fertilità, la placida terra che s’apre e partorisce gli alberi il grano la vita.
Il re suo marito passeggia sul prato che circonda la casa sulla collina: laggiù in fondo è Madrid, una macchia di silenzio e di bianco. Tra poco egli partirà per affari, il suo regno comprende migliaia e migliaia di ettari, centinaia e centinaia di tori, cifre enormi da amministrare, così starà via due giorni, tre giorni, lei spiega, ma può darsi benissimo che tardi di più, non è il tipo che si perde in programmi, lei spiega e intanto giungono a noi frasi mozze: “I miura…nel ruedo…corrida”.
Ospiti arrivano e vanno, senza farsi annunciare. Cameriere cuoche governanti si muovono come laboriose formiche nelle stanze o nella veranda dove suona incessante il telefono. Ha chiamato Picasso che spera d’aver la regina sua ospite a Valauris. Ha telefonato Ava Gardner che vuol tenere a battesimo il prossimo figlio ed è pronta per questo a farsi cattolica. C’è il messaggio del tale ministro che vorrebbe i due coniugi al varo di una certa nave a Guadalquivir. Grace Kelly sarà lieta di incontrarli alla prossima festa. Umberto di Savoia vorrebbe salutarli. Il maragià di non-so-dove li invita a una caccia alla tigre del Bengala eccetera eccetera amen. Li direste davvero i monarchi di questo paese al cui trono agognano tanti. Ma lei gira intorno quegli occhi oblunghi lucidi scuri e le pupille si accendono di volontaria ironia. Tutto ciò la lusinga ma le importa assai poco. Le importa di questo figlio dentro il suo ventre che presto, se l’augura, si gonfierà sciupando il suo corpo sottile. Le importa di quest’altro figlio che ha già nove anni e si chiama Miguel come il padre, di quest’altra figlia che ha otto anni e si chiama Lucia come lei, di quest’altra ancora che ne ha quattro e si chiama Paola, di questo marito un po’ troppo bello, un po’ troppo famoso, un po’ troppo conteso, che le ha preso la sua indipendenza la sua libertà il suo successo, è il maschio spagnolo che chiede alla moglie d’essere moglie e nient’altro, e si chiama Luis Miguel Dominguin. Sposandolo essa uccise, con un colpo netto di spada, Lucia Bosé. Ne gettò via i documenti, la carriera, ogni cosa, e diventò la senora de Dominguin: proprietà privata del senor Dominguin.
Oriana Fallaci: Italiana ma sposata a uno spagnolo e ormai spagnola, abitante a Madrid: madre di tre figli e non più coinvolta nella carriera di attrice quindi in ogni senso lontana dalle discussioni sulla libertà e la morale della donna d’oggi…
Lucia Bosè de Dominguin: … Il mio punto di vista è quello di una donna che ha scelto la soluzione all’antica, la famiglia e i figli, e non sente rimpianto per questo, non sente neppure di aver rinunciato a qualcosa. Ciò che lei chiama libertà era per me una libertà provvisoria quando la possedevo, una attesa: quindi non capisco la parola rinuncia. Cercavo un uomo con cui avere figli, io: non l’indipendenza e il resto. Lo trovai, mi chiese: “Vuoi sposarti con me?” e non esitai: due mesi dopo ero sua moglie. Molti non capirono, altri non ci credettero. Ma io sono nata in una famiglia all’antica, una famiglia semplice, unita, con le nonne, le zie, i cugini, i cognati; e questo paese pieno di fantasmi, di mosche, di nonni, di zie, di cugini, di cognati, mi offriva insieme a Miguel proprio ciò che cercavo. Una famiglia come la mia. Ricordo il giorno in cui la conobbi, quella tribù dei Borgia che si amano si odiano si avvelenano si portano all’ospedale si picchiano si abbracciano; li guardai e dissi ecco, la mia ricerca è finita, sono a casa ormai. Sapevo che gli uomini spagnoli sono prepotenti possessivi gelosi: e mi andava benissimo. Sapevo che Lucia Bosè sarebbe morta, accanto a uno di loro: e mi andava benissimo. Oggi sono soltanto la signora de Dominguin, madre di tre figli, spero presto di quattro, e sono paga, sto bene. Poiché sono paga e sto bene, non capisco chi vuol cambiare noi donne e parla di antifecondativi, controllo delle nascite, maternità interrotta. Vede: mi dà fastidio perfin pronunciarle certe parole.
Oriana Fallaci: Nessuno vuol cambiare le donne, Lucia: sono loro che cambiano, insieme al mondo. Che lei approvi o no. Cambiano i mezzi di locomozione, i modi di vestire e i sistemi di vivere, con essi cambia la morale. E la realtà d’oggi, la realtà di domani è una realtà che comprende certe parole.
Lucia Bosè de Dominguin: A me non importa nulla dell’aumento della popolazione terrestre, io i figli li voglio, tutti, e non una volta m’è dispiaciuto di aspettarne uno. Non mi sento sgraziata col ventre che ingrossa, mi sento giusta. E lo partorisco urlando mio figlio, provando un gran male che è il medesimo male delle nostre nonne e bisnonne, non mi serve la scienza moderna del parto indolore, trovo che Miguel ha ragione quando dice che il parto indolore è contro natura, i figli si partoriscono urlando. E si partoriscono dando loro un padre, checché ne dicano le altre signore, e io credo che questa sia l’opinione dei più: anche nel 1965, vigilia del viaggio alla Luna.
Oriana Fallaci: Non è esatto. Un’altra realtà indiscutibile, d’oggi, è che il matrimonio non è più condizione per avere figli e comunque una ragazza-madre non è più respinta condannata lapidata dalla società. Né dalla sua coscienza.
Lucia Bosè de Dominguin: Un figlio senza padre, che dice? Senza nonne né zie né cugini né cognati, che dice? Ma se non si dà un padre a un figlio, che vale metterlo al mondo insieme a un uomo? E’ questa l’evoluzione, la civiltà? ma allora io preferisco essere incivile, retrograda. Preferisco non ribellarmi alle tradizioni, preferisco affondar le radici nelle tradizioni, le regole. Esse esistono da migliaia di anni, le regole, e se sono giunte fino a noi significa che erano giuste, son giuste, vuol dire che le abbiamo collaudate, accertate, che non ne abbiamo scoperte di nuove, migliori, che la famiglia non ha surrogati: perciò quando queste ragazze mettono al mondo un figlio senza esser sposate io provo una pena tremenda e mi chiedo perché l’hanno fatto. E dico che hanno fatto male. Allora devono buttarlo via?, lei mi chiede. No, perché buttarlo via è un assassinio. Allora che devono fare?, mi chiede. Devono mettersi in condizioni di non averlo, quel figlio.
Oriana Fallaci: Il matrimonio, lei dice, è una cosa seria e si suppone che debba durare una vita…
Lucia Bosè de Dominguin: Si suppone? Deve durare una vita. Deve. Deve durare per sempre.
Oriana Fallaci: Anche se due non vanno d’accordo?
Lucia Bosè de Dominguin: Anche se due non vanno d’accordo.
Oriana Fallaci: Anche se insieme sono infelici?
Lucia Bosè de Dominguin: Anche se insieme sono infelici.
Oriana Fallaci: Anche se impongono ai figli lo spettacolo dei loro litigi?
Lucia Bosè de Dominguin: Non si litiga dinnanzi ai figli. Non si turba la famiglia con la propria infelicità. La famiglia è sacra, l’unica cosa veramente sacra, se due scemi non vanno d’accordo peggio per loro. Dovevano pensarci prima: facile dire ci siamo sbagliati. Vi siete sbagliati? Restate insieme lo stesso, per sempre, senza speranza, senza far tante storie.
Oriana Fallaci: Come due ergastolani?
Lucia Bosè de Dominguin: Come due ergastolani.
Oriana Fallaci: Lucia, alcune donne sostengono che sia immorale sposare un uomo senza aver conosciuto altri uomini, senza esser quindi sicure che la scelta fatta è quella giusta.
Lucia Bosè de Dominguin: Ah, sì. Così provi un uomo e non ti piace e lo butti via. Ne provi un altro e non ti piace e lo butti via. A che serve? A cercare la perfezione? La perfezione non esiste, nessuno è senza difetto e quando perdi un uomo con un certo difetto ne trovi un altro che ha un altro difetto: e allora tanto vale restare con quello che aveva il primo difetto, si o no? Tanto vale di sprecarsi, avvilirsi, buttarsi via. Perché gli uomini son come le ciliegie, una ciliegia tira l’altra e non ti fermi più. Oppure ti fermi, finalmente e lo sposi: ma sei piena di paragoni, rimpianti, e se non tradisci il marito divorzi. No, aver provato venti uomini o dieci non è garanzia di serietà: i matrimoni che durano sono in genere quelli avvenuti senza troppa esperienza. Meglio sono quelli che avvengono con una donna che non ha avuto altri uomini fuorché suo marito. I nostri vecchi ci insegnano. Loro non avevano tanti grilli nel capo, un uomo vale l’altro, dicevano, una donna vale l’altra: e così incanutivano insieme, fino alla morte. La donna ideale, la donna felice, è la donna di un uomo solo. Io non credo alle donne che cambiano amore come le calze. Le donne d’oggi chiacchierano tanto. Ma chiacchierano e basta o chiacchierano più di quanto facciano: come gli uomini quando si vantano di conquiste che esistono solo nella loro fantasia.
Oriana Fallaci: Eppure le donne si sono svegliate, Lucia. Hanno compreso che i diritti degli uomini sono i loro diritti: e li esercitano. Hanno compreso che l’uguaglianza dei sessi non è più un sogno: è stata raggiunta.
Lucia Bosè de Dominguin: L’uguaglianza?
Oriana Fallaci: Sì, l’uguaglianza.
Lucia Bosè de Dominguin: Macché uguaglianza! L’uguaglianza non esiste, non può esistere, non esisterà mai tra uomo e donna.
Oriana Fallaci: Sentiamo perché.
Lucia Bosè de Dominguin: Perché l’uomo è superiore e la donna inferiore. Perché l’uomo può permettersi tutto quello che vuole, e la donna no. Miguel è uscito di casa due giorni fa, per lavoro. Dovrebbe tornare stasera, ma può darsi benissimo che non torni perché gli salta in testa di andare a Siviglia per un flamenco, di lì a Jerez per una partita di caccia. Lo trovo normale perché Miguel è un uomo. Ma se io esco tre ore per recarmi a cena o far spese, devo almeno lasciare un biglietto: perché sono una donna. Per le stesse ragioni io non riesco a picchiare mio figlio, do invece robusti schiaffoni alle figlie. Un maschio non si umilia, deve sentire che è maschio anche dinnanzi alla mamma, una femmina deve abituarsi a ricever schiaffoni. Così quando suo marito glieli tirerà, lei non farà tante storie. Non dirà oddio m’ha picchiata, divorzio. Saprà che un uomo ha diritto di tirare uno schiaffone a una donna ma una donna non ha diritto di tirare uno schiaffone a un uomo. Anche se io l’ho fatto. E me ne vergogno.
Oriana Fallaci: Ma che dice, Lucia?!?
Lucia Bosè de Dominguin: Questo dico. So di darle un dispiacere ma è così; una donna è solo una donna e non è uguale a un uomo. Io, anche quando sono più intelligente di un uomo, più coraggiosa di un uomo, più virile di un uomo, non dimentico mai che un uomo è un uomo: biologicamente fisiologicamente storicamente superiore a una donna. E perciò lo rispetto e lo stimo. E ho fiducia in lui, per il semplice fatto che è un uomo. E vorrei partorir tutti maschi, anche se amo le figlie in uguale misura. E ogni volta che sono incinta vivo nell’angoscia di fare una femmina anziché un maschio. Io, in teoria, si figuri, le femmine non le manderei neanche a scuola. Se vogliono studiare bene, se non vogliono studiare pace. Tanto la donna più ignorante è più felice è. Perché quando non sa niente di niente, non ha nemmeno dubbi rimpianti pretese: fa subito quello che deve fare, la moglie e la madre. Come in Arabia, nei paesi dove le donne portano il velo. Saggi Paesi.
Oriana Fallaci: Ma che dice, Lucia?!?
Lucia Bosè de Dominguin: Passeranno cent’anni, duecento, cinquecento, e la realtà resterà quella che dico. L’umanità continuerà a dare grandi madri, mai grandi donne. Non si cambia: si migliora. E anche migliorando la donna resta sempre sotto e l’uomo sopra. E se le donne diventano uomini, di chi si innamorano gli uomini? Di altri uomini? E cosa facciamo quando si è tutti uguali?
Oriana Fallaci: Ci si ama da uguali.
Lucia Bosè de Dominguin: Io credo che le donne la pensino come me: non si può amare un uomo che si sente uguale. A me non è riuscito. Detesto parlare di cose che mi riguardano ma ho accettato questo colloquio anzi questo litigio, e allora devo parlare di cose che mi riguardano. Infatti mi innamorai di quel Borgia che è Luis Miguel Dominguin perché non era moderno: era più antico di un vero Borgia. Questo Dominguin che non mi trattava da uguale, che mi reggeva il polso, che mi teneva sottomessa, che non sapeva dirmi: “Ti amo”, che non ha mai saputo dirmi: “Ti amo”, che non si abbandonava mai a tenerezze, che mi dominava con la sua forza di maschio. Che ogni anno che passa raddoppia questi difetti-virtù. Non è il discorso di una vittima, questo. Non mi sento affatto vittima. Mi sento libera, anzi, perché si è sempre liberi quando si è fatta una scelta e non si rimpiange la scelta.
Oriana Fallaci: Lucia, però non si può negare a una donna il diritto di lavorare, di esser qualcuno al di fuori della famiglia, di dedicarsi ad altro se ne è capace.
Lucia Bosè de Dominguin: No, non si può: e infatti non negherò quel diritto alle mie figlie.
Le mie figlie faranno ciò che vorranno, come ho fatto io. Non spiegherò loro nemmeno che la scelta giusta è la mia: dovranno capirlo da sé, come io l’ho capito da me, e se non lo capiranno peggio per loro. Qualcosa però mi dice che seguiranno la mia stessa parabola, e se mi chiederanno: “Davvero mamma fosti miss Italia? Davvero, mamma, facevi l’attrice? Perché?” io risponderò: “ Per la stessa ragione per cui da bambina mi calavo dentro le fogne e ci camminavo dentro rischiando di morir soffocata. Per vedere cosa c’era al di là di via Ampolla a Milano. Per arrivare quaggiù dove c’era vostro padre che mi aspettava. E quando arrivai, incontrai vostro padre, presi il mio successo e glielo offrii: come si offre una dote”.
Oriana Fallaci: Dunque qualcosa di buono c’è in questa famosa indipendenza, in questa famosa libertà. Dunque esiste, può esistere: qualunque sia l’uso che una ne fa.
Lucia Bosè de Dominguin: Certo che esiste. Ma ripeto, non si cambia, si migliora. La mia convinzione è che il marito è un essere superiore per il semplice fatto che è un uomo, e niente tradimenti, niente divorzio, niente antifecondativi. Ecco la scelta.
Oriana Fallaci: Aspetti dieci anni, Lucia. Venti. Metta da parte questa intervista, la tiri fuori tra dieci anni, venti, quando le sue figlie saranno donne. La dia loro da leggere. Le risponderanno: “Mamma avevi torto”.
Lucia Bosè de Dominguin: Forse. E subito dopo diranno anche: “Pensa la mamma, non ha avuto neanche un amante, la mamma”. E loro avranno due, tre amanti, e io le schiaffeggerò.
Oriana Fallaci: Non ci sarà bisogno di schiaffeggiarle, Lucia. Perché saranno perbene: essere diverse, più libere, non significa non essere perbene. Saranno perbene, e parleranno così.
Lucia Bosè de Dominguin: Forse. Ma qualcuna si salverà. Algunas se salvaràn.
Tratto da “DOVREMMO ESSERE TUTTI FEMMINISTI” di Chimamanda Ngozi Adichie
IO VORREI CHE TUTTI COMINCIASSIMO A SOGNARE E PROGETTARE UN MONDO DIVERSO.
UN MONDO PIU’ GIUSTO. UN MONDO DI UOMINI E DONNE PIU’ FELICI E PIU’ FEDELI A SE STESSI.
ECCO DA DOVE COMINCIARE: DOBBIAMO CAMBIARE QUELLO CHE INSEGNAMO ALLE NOSTRE FIGLIE. DOBBIAMO CAMBIARE ANCHE QUELLO CHE INSEGNAMO AI NOSTRI FIGLI.
UOMINI E DONNE SONO DIVERSI. ABBIAMO ORMONI DIVERSI, ORGANI SESSUALI DIVERSI E CAPACITA’ BIOLOGICHE DIVERSE: LE DONNE POSSONO AVERE FIGLI, GLI UOMINI NO.
GLI UOMINI HANNO PIU’ TESTOSTERONE E SONO GENERALMENTE PIU’ FORTI DELLE DONNE.
LE DONNE SONO GENERALMENTE PIU’ NUMEROSE DEGLI UOMINI (IL 52 PER CENTO DELLA POPOLAZIONE MONDIALE E’ FEMMINILE), MA LA MAGGIOR PARTE DEI POSTI DI POTERE E DI PRESTIGIO E’ OCCUPATA DA UOMINI. WANGARI MAATHAI, ATTIVISTA KENIANA E NOBEL PER LA PACE MORTA NEL 2011, L’HA SINTETIZZATO PERFETTAMENTE COSI’: PIU’ SALI E MENO DONNE TROVI.
SE UN UOMO E UNA DONNA FANNO LO STESSO LAVORO E HANNO LE STESSE QUALIFICHE, L’UOMO SARA’ PAGATO DI PIU’ PERCHE’ E’ UN UOMO.
QUINDI GLI UOMINI GOVERNANO, NEL VERO SENSO DELLA PAROLA, IL MONDO.
LA COSA POTEVA AVERE SENSO MILLE ANNI FA, QUANDO GLI ESSERI UMANI VIVEVANO IN UN MONDO IN CUI LA FORZA FISICA ERA LA QUALITA’ PIU’ IMPORTANTE PER SOPRAVVIVERE.
LA PERSONA FISICAMENTE PIU’ FORTE AVEVA PIU’ PROBABILITA’ DI DIVENTARE IL CAPO.
E GLI UOMINI DI SOLITO SONO FISICAMENTE PIU’ FORTI (E’ OVVIO CHE ESISTONO MOLTE ECCEZIONI). OGGI VIVIAMO IN UN MONDO PROFONDAMENTE DIVERSO.
LA PERSONA PIU’ QUALIFICATA PER COMANDARE NON E’ QUELLA PIU’ FORTE.
E’ LA PIU’ INTELLIGENTE, LA PIU’ PERSPICACE, LA PIU’ INNOVATIVA. E NON ESISTONO ORMONI PER QUESTE QUALITA’.
UN UOMO HA LE STESSE PROBABILITA’ DI UNA DONNA DI ESSERE INTELLIGENTE, INNOVATIVO, CREATIVO. CI SIAMO EVOLUTI. MA LE NOSTRE IDEE SUL GENERE NON SI SONO EVOLUTE MOLTO.
PASSIAMO TROPPO TEMPO A INSEGNARE ALLE RAGAZZE A PREOCCUPARSI DI COSA PENSANO I RAGAZZI. MENTRE IL CONTRARIO NON SUCCEDE. NON INSEGNAMO AI RAGAZZI A SFORZARSI DI PIACERE. PASSIAMO TROPPO TEMPO A DIRE ALLE RAGAZZE CHE NON POSSONO ESSERE ARRABBIATE O AGGRESSIVE O TOSTE, POI COME SE NON BASTASSE CI GIRIAMO DALL’ALTRA PARTE ED ELOGIAMO O GIUSTIFICHIAMO GLI UOMINI PER QUELLI STESSI COMPORTAMENTI.
IN TUTTO IL MONDO TROVIAMO ARTICOLI E LIBRI CHE SPIEGANO ALLE DONNE COSA FARE, COME ESSERE E COME NON ESSERE PER ATTIRARE O RENDERE CONTENTI GLI UOMINI.
MENTRE CI SONO POCHE GUIDE CHE SPIEGANO AGLI UOMINI COME RENDERE CONTENTE LE DONNE.
FACCIAMO UN GRAVE TORTO AI MASCHI EDUCANDOLI COME LI EDUCHIAMO. SOFFOCHIAMO LA LORO UMANITA’. DIAMO DELLA VIRILITA’ UNA DEFINIZIONE MOLTO RISTRETTA. LA VIRILITA’ E’ UNA GABBIA PICCOLA E RIGIDA DENTRO CUI RINCHIUDIAMO I MASCHI.
INSEGNAMO LORO AD AVER PAURA DELLA PAURA, DELLA DEBOLEZZA, DELLA VULNERABILITA’. INSEGNAMO LORO A MASCHERARE CHI SONO DAVVERO,
PERCHE’ DEVONO ESSERE “UOMINI DURI”.
DICIAMO ALLE FEMMINE: PUOI ESSERE AMBIZIOSA, MA NON TROPPO. DEVI PUNTARE AD AVERE SUCCESSO, MA NON TROPPO, ALTRIMENTI MINACCERAI L’UOMO. SE NELLA COPPIA GUADAGNI DI PIU’, FAI FINTA CHE NON SIA COSI’, SOPRATTUTTO IN PUBBLICO, ALTRIMENTI LO RENDERAI MENO VIRILE.
E SE INVECE RIMETTESSIMO IN DISCUSSIONE QUESTA PREMESSA? PERCHE’ IL SUCCESSO DI UNA DONNA DOVREBBE ESSERE UNA MINACCIA PER L’UOMO?
CONOSCO RAGAZZE CHE SUBISCONO PRESSIONI COSI’ FORTI RIGUARDO IL MATRIMONIO – DA PARTE DELLA FAMIGLIA, DEGLI AMICI, PERSINO AL LAVORO – CHE FINISCONO PER FARE SCELTE TERRIBILI.
LA NOSTRA SOCIETA’ INSEGNA ALLE DONNE CHE A UNA CERTA ETA’ NON ESSERE SPOSATE E’ UN GRAVE FALLIMENTO PERSONALE.
MENTRE SE UN UOMO E’ CELIBE A UNA CERTA ETA’ E’ PERCHE’ NON HA ANCORA FATTO LA SUA SCELTA.
E’ FACILE DIRE: LE DONNE POSSONO RIFIUTARE TUTTO QUESTO. MA LA REALTA’ E’ PIU’ DIFFICILE, PIU’ COMPLESSA. SIAMO TUTTI ESSERI SOCIALI. INTERIORIZZIAMO IDEE CHE DERIVANO DALLA SOCIETA’ IN CUI SIAMO INSERITI.
LO DIMOSTRA ANCHE IL NOSTRO LINGUAGGIO. PER PARLARE DEL MATRIMONIO USIAMO SPESSO IL LINGUAGGIO DELLA PROPRIETA’, NON QUELLO DELLA COLLABORAZIONE. USIAMO LA PAROLA “RISPETTO” PER INDICARE CIO’ CHE LA DONNA DEVE MOSTRARE ALL’UOMO, MA MENO SPESSO PER INDICARE CIO’ CHE L’UOMO DEVE MOSTRARE ALLA DONNA.
IL PROBLEMA DEL GENERE E’ CHE PRESCRIVE COME DOVREMMO ESSERE INVECE DI RICONOSCERE CHI SIAMO. IMMAGINATE QUANTO SAREMMO PIU’ FELICI, QUANTO CI SENTIREMMO PIU’ LIBERI DI ESSERE CHI SIAMO VERAMENTE, SENZA IL PESO DELLE ASPETTATIVE LEGATE AL GENERE.
I MASCHI E LE FEMMINE SONO INDISCUTIBILMENTE DIVERSI SUL PIANO BIOLOGICO, MA LA SOCIALIZZAZIONE ACCENTUA LE DIFFERENZE. E POI ARRIVA UN PROCESSO CHE SI AUTORAFFORZA. PRENDIAMO L’ESEMPIO DELLA CUCINA. OGGI E’ PIU’ PROBABILE CHE SIANO LE DONNE A SBRIGARE LE FACCENDE DI CASA: CUCINARE E PULIRE. MA QUAL E’ IL MOTIVO? E’ PERCHE’ LE DONNE NASCONO CON IL GENE DELLA CUCINA O PERCHE’ ANNI DI SOCIALIZZAZIONE LE HANNO PORTATE A CREDERE CHE CUCINARE SPETTI A LORO? STAVO PER RISPONDERE CHE FORSE LE DONNE NASCONO DAVVERO CON IL GENE DELLA CUCINA, MA POI MI SONO RICORDATA CHE QUASI TUTTI I CUOCHI FAMOSI DEL MONDO – QUELLI CHE RICEVONO L’ESTROSO TITOLO DI CHEF – SONO UOMINI.
RICORDO QUANDO GUARDAVO MIA NONNA, UNA DONNA BRILLANTE, E MI CHIEDEVO COSA SAREBBE DIVENTATA SE DA GIOVANE AVESSE AVUTO LE STESSE OPPORTUNITA’ DI UN UOMO. OGGI UNA DONNA HA PIU’ OPPORTUNITA’ DI QUANTE NE AVESSE MIA NONNA AI SUOI TEMPI, E QUESTO PERCHE’ SONO CAMBIATE LE LEGGI E LE POLITICHE, CHE SONO MOLTO IMPORTANTI.
MA A CONTARE DI PIU’ SONO IL NOSTRO ATTEGGIAMENTO, LA NOSTRA MENTALITA’.
E SE, EDUCANDO I NOSTRI FIGLI, CI CONCENTRASSIMO SULLE CAPACITA’ INVECE CHE SUL GENERE? SUGLI INTERESSI INVECE CHE SUL GENERE?
STO CERCANDO DI DISIMPARARE MOLTE LEZIONI SUL GENERE CHE HO INTERIORIZZATO CRESCENDO, MA A VOLTE MI SENTO ANCORA VULNERABILE DI FRONTE ALLE ASPETTATIVE DI QUESTO TIPO.
LA PRIMA VOLTA CHE HO TENUTO UNA LEZIONE DI SCRITTURA IN UN’UNIVERSITA’ ERO PROCCUPATA. NON PER LA MATERIA: ERO BEN PREPARATA E INSEGNAVO CIO’ CHE AMAVO.
ERO PREOCCUPATA PERCHE’ NON SAPEVO COME VESTIRMI. VOLEVO ESSERE PRESA SUL SERIO.
SAPEVO CHE, IN QUANTO DONNA, AVREI AUTOMATICAMENTE DOVUTO DIMOSTRARE QUANTO VALEVO. E TEMEVO CHE, SEMBRANDO TROPPO FEMMINILE, NON SAREI STATA PRESA SUL SERIO.
AVREI TANTO VOLUTO METTERE IL LUCIDALABBRA E LA GONNA CORTA, MA HO PREFERITO UN TAILLEUR MOLTO SERIO, MOLTO MASCOLINO E MOLTO BRUTTO.
LA TRISTE VERITA’ E’ CHE NEL CASO DELL’ASPETTO, PRENDIAMO GLI UOMINI COME TERMINE DI PARAGONE. MOLTI DI NOI PENSANO CHE, MENO SI MOSTRA FEMMINILE, PIU’ UNA DONNA HA PROBABILITA’ DI ESSERE PRESA SUL SERIO. UN UOMO CHE VA AD UN INCONTRO DI LAVORO NON SI CHIEDE SE SARA’ PRESO SUL SERIO IN BASE A COME E’ VESTITO, UNA DONNA SI’.
VORREI NON AVER INDOSSATO QUEL BRUTTO TAILLEUR QUEL GIORNO. SE AVESSI AVUTO LA FIDUCIA IN ME STESSA CHE HO ADESSO, I MIEI STUDENTI AVREBBERO POTUTO IMPARARE ANCORA DI PIU’. PERCHE’ IO SAREI STATA PIU’ SICURA, PIU’ PIENAMENTE E AUTENTICAMENTE ME STESSA.
HO DECISO DI NON SCUSARMI PIU’ PER LA MIA FEMMINILITA’. E VOGLIO ESSERE RISPETTATA PER LE MIE PECULIARITA’ DI DONNA. PERCHE’ ME LO MERITO. AMO LA POLITICA, LA STORIA E LE BELLE DISCUSSIONI. HO GUSTI FEMMINILI. E SONO FELICE DI AVERLI. MI PIACCIONO I TACCHI ALTI E MI PIACE PROVARE ROSSETTI NUOVI. MI PIACE RICEVERE COMPLIMENTI DA UOMINI E DONNE (ANCHE SE, A ESSERE SINCERA, PREFERISCO QUELLI FATTI DA DONNE ELEGANTI), MA SPESSO INDOSSO ABITI CHE GLI UOMINI NON APPREZZANO O NON “CAPISCONO”. LI INDOSSO PERCHE’ MI PIACCIONO E MI FANNO SENTIRE BENE. LO “SGUARDO MASCHILE” INFLUENZA SOLO MARGINALMENTE LE MIE SCELTE DI VITA.
NON E’ FACILE PARLARE DI GENERE. E’ UN ARGOMENTO CHE CREA DISAGIO, A VOLTE PERSINO IRRITAZIONE. TANTO GLI UOMINI QUANTO LE DONNE SONO RESTII A DISCUTERNE, O SI AFFRETTANO A LIQUIDARE IL PROBLEMA, PERCHE’ PENSARE DI CAMBIARE LO STATUS QUO E’ SEMPRE UNA SCOCCIATURA.
C’E’ CHI CHIEDE: “PERCHE’ LA PAROLA “FEMMINISTA”? PERCHE’ NON DICI SEMPLICEMENTE CHE CREDI NEI DIRITTI UMANI, O GIU’ DI LI’?” PERCHE’ NON SAREBBE ONESTO. IL FEMMINISMO OVVIAMENTE E’ LEGATO AL TEMA DEI DIRITTI UMANI, MA SCEGLIERE DI USARE UN’ESPRESSIONE VAGA COME “DIRITTI UMANI” VUOL DIRE NEGARE LA SPECIFICITA’ DEL PROBLEMA DEL GENERE. VORREBBE DIRE TACERE CHE LE DONNE SONO STATE ESCLUSE PER SECOLI. VORREBBE DIRE NEGARE CHE IL PROBLEMA DEL GENERE RIGUARDA LE DONNE, LA CONDIZIONE DELL’ESSERE UMANO DONNA, E NON DELL’ESSERE UMANO IN GENERALE. PER CENTINAIA DI ANNI IL MONDO HA DIVISO GLI ESSERI UMANI IN DUE CATEGORIE, PER POI ESCLUDERE E OPPRIMERE UNO DEI DUE GRUPPI. E’ GIUSTO CHE LA SOLUZIONE DEL PROBLEMA RICONOSCA QUESTO FATTO.
ALCUNI UOMINI SI SENTONO MINACCIATI DALL’IDEA DEL FEMMINISMO. CREDO SIA DOVUTO ALL’INSICUREZZA PROVOCATA DALLA LORO EDUCAZIONE, PER CUI LA LORO AUTOSTIMA DIMINUISCE SE NON SONO “NATURALMENTE” AL COMANDO IN QUANTO UOMINI.
SONO UN ESSERE UMANO, CERTO, MA CI SONO COSE CHE MI SUCCEDONO PERCHE’ SONO DONNA.
QUALCUNO DIRA’: “OH, MA SONO LE DONNE AD AVERE IL VERO POTERE: IL “BOTTOM POWER” (CIOE’ IL “POTERE DEL FONDOSCHIENA”, UN MODO DI DIRE PER INDICARE L’USO CHE CERTE DONNE FANNO DELLA PROPRIA SESSUALITA’ PER OTTENERE QUALCOSA DA UN UOMO).
MA IL BOTTOM POWER NON E’ VERO POTERE, PERCHE’ LA DONNA CON QUEL POTERE NON E’ AFFATTO POTENTE: HA SOLO UNA VIA DI ACCESSO AL POTERE DI UN ALTRO. E CHE SUCCEDE SE L’UOMO E’ DI CATTIVO UMORE O MALATO O MOMENTANEAMENTE IMPOTENTE?
QUALCUN ALTRO, INVECE, DIRA’ CHE LA DONNA E’ IN POSIZIONE SUBALTERNA RISPETTO ALL’UOMO PERCHE’ E’ COSI’ CHE FUNZIONA NELLA NOSTRA CULTURA.
MA LA CULTURA CAMBIA SENZA SOSTA. LA CULTURA NON FA LE PERSONE. SONO LE PERSONE CHE FANNO LA CULTURA. SE E’ VERO CHE LA PIENA UMANITA’ DELLE DONNE NON FA PARTE DELLA NOSTRA CULTURA, ALLORA POSSIAMO E DOBBIAMO FAR SI’ CHE LO DIVENTI.
E OGGI VORREI CHE TUTTI COMINCIASSIMO A SOGNARE E A PROGETTARE UN MONDO DIVERSO. UN MONDO PIU’ GIUSTO. UN MONDO DI UOMINI E DONNE PIU’ FELICI E PIU’ FEDELI A SE STESSI. ECCO DA DOVE COMINCIARE: DOBBIAMO CAMBIARE QUELLO CHE INSEGNAMO ALLE NOSTRE FIGLIE. DOBBIAMO CAMBIARE ANCHE QUELLO CHE INSEGNAMO AI NOSTRI FIGLI.
